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Una visione integrata, per il paziente e per il professionista

Questo il filo conduttore che ha accomunato gli interventi della tavola rotonda “I bisogni della sanità si modificano nel tempo”, organizzata nell’ambito dell’evento formativo ‘Nutrizione e lesioni, rischi e responsabilità: ieri, oggi e domani (/index.php?option=com_content&view=article&id=44509&catid=147&Itemid=1001)’ svoltosi oggi - 26 novembre - a Reggio Emilia. Duecento presente all'evento di Reggio Emilia Circa 200 i professionisti presenti: infermieri (/infermiere/infermieri.html), medici, dietisti. A riprova che il bisogno del paziente e le necessità del professionista devono essere considerate in modo multidisciplinare. E gli interventi ne hanno messo in luce le molteplici sfaccettature: progetti infermieristici di assistenza, il rapporto con il paziente e con la cittadinanza, la valutazione dei rischi e l’organizzazione delle competenze all’interno delle aziende sanitarie. Un esempio di integrazione è quello condotto dalla Dott.ssa Angela Peghetti (/index.php?option=com_content&view=article&id=42349&catid=151&Itemid=1001) affrontando il tema della disabilità correlata all’assistenza. Partendo dallo studio dei principali fattori sistemici e assistenziali che aumentano l’insorgere di situazioni di questo tipo durante il ricovero ospedaliero ha elaborato un progetto – come lo ha definito la stessa Paghetti - per sensibilizzare gli infermieri a migliorare le pratiche assistenziali. E quindi gruppi di lavoro sull’individuazione dei fattori di rischio sistemici, assistenziali e sulle principali buone pratiche da adottare. E l’insorgere di problemi connessi al ricovero ospedaliero è il cuore dell’attività di un risk manager ed è stato anche il centro dell’intervento del dottor Pietro Ragni. La parola d’ordine, dal suo punto di vista, è una: Considerare gli outcome sui pazienti e sui parenti. Perché con rischio clinico non bisogna intendere solo i possibili eventi avversi, ma bisogna considerare la sicurezza del paziente nella sua globalità. Non abbiamo solo la responsabilità di non arrecare danni di salute – ha sottolineato il dottor Ricagni - , ma di non esporre nessuna delle persone in carico a conseguenze negative. E tra queste ci sono anche i parenti. Per questo è necessario prestare attenzione a qualsiasi comportamento che si sceglie di adottare. Il verbo scegliere, con una valenza etica e morale, ha un ruolo centrale per il Dott. Luca Rossi. Per il medico fare scelte è un esercizio quotidiano – spiega Rossi – e queste possono essere individuali, di strategia clinica o di governo clinico”. Ma in tutto questo il professionista non può prescindere da etica e morale, “gli strumenti per fare la miglior scelta possibile. Un esempio di come le scelte aziendali ricadono sui professionisti è emerso dall’intervento della Dott.ssa Marina Iemmi che ha presentato il legame tra centralità del paziente e la contemporanea specializzazione e integrazione del professionista dal punto di vista di un dirigente infermieristico. Gli elementi di integrazione sono molteplici: tra ospedale e territorio, tra diversi professionisti e tra differenti competenze. Tutto per adottare – come spiega Marina Iemmi, attualmente dirigente delle professioni sanitarie all’Arcispedale Santa Maria Nuova IRCCS di Reggio Emilia – i metodi organizzativi più consoni al nostro paziente. E se il futuro punterà necessariamente sui servizi territoriali, già oggi all’interno del presidio ospedaliero occorre differenziare la formazione degli operatori. Il nostro ospedale – spiega Marina Iemmi – si caratterizza per due fabbisogni: integrazione e specializzazione. Questi elementi devono coesistere e stare insieme. La traduzione è la formazione di un professionista con particolari conoscenze che devono essere messe in rete per “la centralità del paziente”, facendo anche ricorso a figure o forme organizzative specifiche come il primary nursing (/index.php?option=com_content&view=article&id=28309&catid=150&Itemid=1001), il case manager (/index.php?option=com_content&view=article&id=29267&catid=151&Itemid=1001), l’infermiere di ricerca o quello dedicato alle cure palliative (/index.php?option=com_content&view=article&id=30358&catid=154&Itemid=1806)”. Oggi le competenze necessarie nel mondo sanitario talvolta quasi travalicano il mondo dell’assistenza: Diventa sempre più importante – dichiara il Dott. Orazio Cassiani, responsabile del servizio infermieristico tecnico e riabilitativo della casa di cura Villa Verde di Reggio Emilia – definire un connubio tra la formazione sanitaria e la capacita di fare management all’interno dell’area sanitaria. Si tratta di un’attività relegata prevalentemente al manager ma che in realtà richiede competenze specifiche di tutti i professionisti del mondo sanitario. Una necessità anche per “offrire un ventaglio di opportunità" al paziente che abbiamo l’obbligo e etico e morale di poter sostenere.

By | novembre 26th, 2016|Nurse24.it|0 Comments

Sotto la divisa, niente. Infermieri contro lo show erotico

Infermieri - sia uomini che donne - indignati e in rivolta contro lo show erotico in programmazione per questo week-end a Riccione. Getta fango sulla categoria. Il manifesto dello show (censurato da Nurse24.it) Basta con il cliché dell'infermiera sexy Immediate le proteste degli iscritti al Collegio Ipasvi di Pesaro-Urbino in seguito al volantinaggio pubblicitario del Pepenero, noto night club di Riccione, che promuove lo spettacolo "Giochiamo al malato e l'infermiera?" e che in un baleno riporta la professione infermieristica indietro nel tempo, quando a farla da padrone erano procaci bellezze cinematografiche che, in succinte vesti, avevano ben poco della reale stoffa degli infermieri. A chiedere provvedimenti è stata Laura Biagiotti, presidente del Collegio di Pesaro-Urbino, che ha scritto ai sindaci del circondario e al presidente della Provincia - Daniele Tagliolini - ai quali ha chiesto di bloccare la diffusione di materiale pubblicitario lesivo dell'immagine del professionista infermiere e della sanità in senso più generale (estremamente arduo combattere certi stereotipi, soprattutto se anche i media continuano a proporre modelli di organizzazione sanitaria nei quali il medico svetta come il solo protagonista e agli infermieri resta il ruolo dei portaborse). Grave che venga utilizzato un luogo di sofferenza come l'ospedale per reclamizzare gli eventi di un night: la salute non è un gioco Biagiotti, scrivendo anche alla presidente del Collegio di Rimini - Marina Mazzotti - e al Collegio Ipasvi nazionale, ha affermato di voler agire anche a livello nazionale, perché questo retaggio culturale così ostico da debellare è in netto contrasto con la costante crescita della professione infermieristica. Oltre a gettare discredito sulla categoria - scrive Biagiotti - questa brochure genera nel pubblico erronee convinzioni sulle competenze dei nostri iscritti, dimostrando quanto il redattore del manifesto ignori completamente che si diventa infermiere dopo aver seguito un percorso di studi universitario al termine del quale, per esercitare, serve l'iscrizion in un apposito albo. Come categoria - ha aggiunto Biagiotti - siamo dispiaciuti anche per il fatto che sia utilizzato un luogo di sofferenza e di dolore, come l'ospedale, dove gli operatori lavorano con professionalità, per reclamizzare un locale notturno. La salute non è un gioco, non può diventare oggetto di gogliardie.

By | novembre 25th, 2016|Nurse24.it|0 Comments

Giornata contro violenza sulle donne: la rete d’aiuto degli infermieri

È evidente il senso di solidarietà e di vicinanza che gli oltre 430mila infermieri presenti in Italia manifestano in questa giornata alle donne vittime di violenza. Ma lo è altrettanto il messaggio di sostegno reale, diretto, di aiuto che i nostri professionisti rinnovano ogni giorno con il loro operato. Giornata contro la violenza sulle donne Le parole di Barbara Mangiacavalli La violenza contro le donne si combatte anche con l'assistenza costante e l'educazione. Che tuttavia – ed è anche questo il messaggio che gli infermieri vogliono lanciare – non deve essere mirata solo alla donna che ha subito violenza, ma anche all’uomo “maltrattante”. Leggi, regolamenti, la comunità nazionale e internazionale hanno concentrato quasi sempre la loro attenzione – a ragione - sulle donne maltrattate. Ma chi si “prende cura” degli uomini che le maltrattano? Oggi gli uomini – pochi purtroppo - che si rendono conto di aver bisogno di aiuto per allontanarsi dalla violenza partecipano spesso a programmi di centri e associazioni, ma si dovrebbe andare oltre, alle radici di questi atti. Molti uomini non sanno dove andare per cercare aiuto ed è necessario aiutarli a diventare consapevoli delle loro azioni e ad assumersi le loro responsabilità. L’obiettivo con gli uomini maltrattanti deve essere quello di eliminare la scintilla della violenza maschile sulle donne con programmi rivolti ai maltrattanti, il miglioramento della sicurezza delle vittime della violenza e l’impegno nel promuovere il cambiamento sociale Esistono già centri di ascolto per i maltrattanti, ma il problema è far assumere loro la consapevolezza di esserlo, accendere dentro di loro il desiderio di cambiare. La recidiva degli autori di violenza è altissima: più di otto uomini su dieci rischiano di tornare a commettere gli stessi reati, se non interviene qualcosa o qualcuno a fermarli, se non sono assistiti, se non si rivolgono a un servizio o un centro di ascolto. Se non parlano con qualcuno che sappia ascoltarli. Il lavoro di tutela e di sostegno per le vittime di violenza può essere considerato una conquista: ora dovrebbe esserlo anche quello che, alla radice e secondo i canoni della prevenzione, metta in condizione il maltrattante di interrompere la sua violenza. E in questo gli infermieri possono essere ancora una volta in prima linea. Possono fare da “ponte” tra il maltrattante e i centri di ascolto, possono educare, aiutare, stimolare la comprensione. Continua a leggere (http://www.ipasvi.it/chi-siamo/archivio-speciali/giornata-contro-la-violenza-sulle-donne-dagli-infermieri-una-rete-di-aiuto-per-maltrattanti-e-maltrattate-id61.htm)

By | novembre 25th, 2016|Nurse24.it|0 Comments

Genetic counsellor and nurses, Master I livello

L'Università degli Studi di Siena organizza il Master di I° livello "Genetic counsellor and nurses" per l'anno accademico 2016/2017. Infermiere consulente genetico Diventare Genetic nurse counsellor La consulenza genetica è definita come un processo di comunicazione che si occupa dei problemi umani associati alla comparsa o al rischio di insorgenza di una malattia genetica in una famiglia (American Society for Human Genetics, 1975). Obiettivo del Master è quello di formare una figura professionale di genetic counsellor, sulla base delle competenze acquisite durante il corso di studi delle professioni sanitarie in particolare infermieristica ed ostetrica ed altri corsi di laurea in ambito sanitario, attraverso l’acquisizione dei principi e delle pratiche della genetica clinica, medica e di laboratorio. Nei paesi anglosassoni il genetic counsellor è parte integrante dei servizi di genetica dove ha un ruolo fondamentale nello svolgimento delle attività cliniche. In Italia la figura del genetic nurse (/index.php?option=com_content&view=article&id=19390&catid=151&Itemid=1822) o del genetic counsellor è ancora una figura poco conosciuta e poco diffusa, fatte salve poche esprienze su base locale. Il mondo della genetica è in continua evoluzione e questo determina la necessità di essere continuamente aggiornati sulle molteplici situazioni che si possono presentare in ogni campo di applicazione. In questo contesto si colloca il Master organizzato dall'Università di Siena, al termine del quale il partecipante dovrà essere in grado di affiancare il medico genetista nei principali ambiti di consulenza genetica e condurre autonomamente le consulenze genetiche per le quali non è richiesta l’effettuazione di una valutazione clinica al paziente e/o di una diagnosi clinica (consulenze genetiche prenatali, consulenze genetiche preconcezionali e per infertilità, consulenze genetiche oncologiche). Informazioni sul master 2016/2017 Titolo: Genetic counsellor and nurses Tipologia: Master I° livello Scadenza: 28 novembre 2016 Lingua in cui si svolgeranno le attività didattiche: italiano Bando: Bando Link utili: Didattica Siena

By | novembre 24th, 2016|Nurse24.it|0 Comments

Stato dell’arte Infermieristica in emodialisi, evento Ecm

Il Collegio Ipasvi di Firenze organizza un evento formativo sul tema "Malattia Renale Cronica: stato dell'arte dell'infermieristica in emodialisi". Evento gratuito, accreditato per Infermieri e Infermieri pediatrici con 3 crediti Ecm. Infermiera in dialisi Evento formativo accreditato Ecm L'appuntamento è per domenica 4 dicembre, dalle ore 8.30 alle ore 13.30, presso Boscolo Hotel (via del Giglio n.9) a Firenze. Gli obiettivi generali dell'evento formativo riguardano lo sviluppo di conoscenze inerenti i percorsi e le buone pratiche assistenziali per la persona con patologia renale cronica, mentre fra gli obiettivi Ecm si inseriscono la documentazione clinica, i percorsi clinico assistenziali diagnostici riabilitativi e i profili di assistenza e di cura. Con la Legge Regionale n.84 del 28 dicembre 2015 in Toscana sono state costituite tre grandi nuove Aziende Usl, una per ciascuna Area vasta, che accorpano le 12 precedenti. Il sistema sanitario regionale è cosi sottoposto ad un profondo e radicale riassetto organizzativo, che se da una parte rappresenta una fase di estrema criticità, dall’altra rappresenta anche un'occasione per il confronto e per la crescita professionale di tutti i soggetti coinvolti. Infatti, per quanto riguarda l’assistenza in nefrologia, si è sentita l’esigenza di incontrarsi e fare il punto sull’infermieristica nefrologica attraverso il confronto con l’obiettivo di uniformare le modalità operative all’interno dell’azienda per poi estendere il confronto a tutte le nefrologie della Toscana. L’evento del 4 Dicembre non è altro che il risultato di questa condivisione. Seppur il progetto risulti un po’ ambizioso, l’impegno al confronto, alla ricerca, all’approfondimento non può che condurre ad una maggiore consapevolezza del ruolo cruciale dell’infermieristica nella gestione del paziente nefropatico. Il programma completo dell'evento

By | novembre 23rd, 2016|Nurse24.it|0 Comments

Educazione terapeutica, il contratto negoziato con il paziente

L’educazione terapeutica, come definito dall’OMS, dovrebbe permettere al paziente di acquisire e mantenere le capacità e le competenze che lo aiutano a vivere in maniera ottimale con la sua malattia. L'educazione terapeutica è un processo condiviso Un processo centrato sul paziente Secondo l’profilo professionale (/index.php?option=com_content&view=article&id=22957&catid=137&Itemid=1001) e ribadita dalla Legge 42/99; non si tracuri poi il risvolto etico (/index.php?option=com_content&view=article&id=29215&catid=137&Itemid=1001) della funzione educativa dell’infermiere, che con il suo intervento collabora per evitare al paziente dolori eludibili, peggioramenti della condizione clinica e stati di ansia correlati alla mancata padronanza delle situazioni. Partendo dalla valutazione del livello di health literacy (/index.php?option=com_content&view=article&id=29084&catid=150&Itemid=1001) del singolo assistito, ovvero dall’insieme di abilità cognitive e sociali che permettono all’individuo di accedere, comprendere e utilizzare le informazioni utili al mantenimento e alla promozione del proprio stato di salute, il team multidisciplinare definirà le priorità e le competenze chiave che la persona dovrà padroneggiare e lo farà de-strutturando, scomponendo le varie azioni che caratterizzano determinati compiti, riflettendo sulla loro complessità, sull’inusualità del percorso per il paziente e sul particolare stato d’animo che esso si trova a vivere. Definiti in maniera collegiale obiettivi e competenze, individuata dunque la diagnosi educativa - caratterizzata da un verbo che esprima un’azione misurabile – si procede alla negoziazione del contratto, specifico o di sicurezza a seconda dei casi; sondando le dimensioni biologico-clinica, socio-professionale, cognitiva e psico-affettiva, si concordano con il paziente e/o con il caregiver i contenuti, i metodi e gli strumenti di apprendimento e di valutazione. Stendere un contratto, che ha valore di impegno reciproco, rappresenta di per sé uno stimolo per il paziente, il quale percepisce a fondo l’impegno e ha la possibilità di comprenderne le finalità; motivazione e chiarezza degli scopi da raggiungere, gli altri elementi principali. Tuttavia, l’educatore curante deve accettare che il paziente non raggiunga tutte le competenze contemporaneamente, ma ha l’obbligo di considerare ogni paziente come potenzialmente capace di raggiungerle. Non c’è niente di prestabilito e ogni contratto può evolvere in funzione della durata dell’apprendimento, di nuovi eventi che intervengono nella vita o nella malattia del paziente, dell’evoluzione dei suoi bisogni (J. F. d’Ivernois, R. Gagnayre) Bibliografia J. F. d’Ivernois, R. Gagnayre – edizione italiana a cura di M. G. Albano, L. Sasso, Educare il paziente. Un approccio pedagogico, McGraw-Hill, Milano, 2009 S. Benini, Pedagogia e infermieristica in dialogo. Per uno sviluppo delle competenze educative, comunicative e relazionali nella pratica assistenziale, Clueb, Bologna, 2006

By | novembre 22nd, 2016|Nurse24.it|0 Comments

Dal congresso CID indiscrezioni sul nuovo codice deontologico

Dal congresso CID arrivano indiscrezioni sul nuovo codice deontologico. Pio Lattarulo, dirigente professioni sanitarie ASL Taranto, ha partecipato al Congresso nazionale Comitato Infermieri Dirigenti di Rozzano con una relazione approfondita e di settore sull’etica professionale.

Pronta la prima bozza del nuovo Codice Deontologico degli infermieri

Pio Lattarulo

Lattarulo, esperto di etica professionale e profondo conoscitore della filosofia, è membro esterno, insieme al comitato centrale della Federazione nazionale IPASVI, nella stesura nel nuovo codice deontologico degli infermieri.

L’etica è figlia della filosofia e fa pensare a qualcosa d’astratto, ma a differenza della filosofia è molto più concreta. Il dirigente etico è una persona che sfrutta le virtù etiche di Aristotele come il coraggio, la prudenza, l’intelligenza pratica per guidare gruppo professionale che gli viene affidato di cui ne è anche il responsabile, sia in termini di outcome e sia in termini di crescita, spiega il dirigente dell’ASL tarantina. La Federazione Nazionale IPASVI, da gennaio 2016, sta lavorando sul nuovo codice deontologico degli infermieri, avviandosi così verso l'archiviazione di quello pubblicato nel 2009.

Secondo alcune indiscrezioni, la prima bozza del nuovo codice deontologico degli infermieri verrà presentata in Consiglio Nazionale sabato 26 novembre. Oltre a tutti i membri del comitato centrale della federazione Nazionale, il gruppo di studio è stato costituito da 4 membri esterni esperti in materia etica. Questo perché le norme di natura prettamente etica del codice deontologico professionale sono estrapolate dalla riflessione etica e permettono ad un codice di non invecchiare, di non assumere un carattere meramente indicativo, al fine di consentire al professionista e all’interprete di chiarire le questioni che non siano strettamente prescrittive. 

È stato un lavoro molto avvincente, perché migliorare il codice deontologico del 2009 non è stato facile. Il nuovo codice deontologico è stato rivisto completamente, perché ha un nuovo respiro etico - ha raccontato Pio Lattarulo – Tra le argomentazioni più sofferte: l’obiezione di coscienza, la fecondazione assistita, il fine vita, l'organizzazione professionale, lo sviluppo delle competenze, la logistica e l'uso dei social network.

Nessuna novità, invece, è arrivata riguardo l’attuale e discusso articolo 49. I dirigenti infermieri a volte sono costretti a rispettare delle regole che non sono sempre piacevoli da applicare. Schopenhauer diceva che la vita è un teatro, ti spinge e, ad un certo punto, una decisione devi prenderla, motivando se sei in accordo o in disaccordo. Quando il dialogo non serve più con la persona assistita, devi poter lasciare quel setting assistenziale facendoti garante del non-abbandono, ha concluso Lattarulo nella sua intervista.

By | novembre 21st, 2016|Nurse24.it|0 Comments

Mercatino di Natale IPASVI con MOMO

IPASVI ha organizzato a favore di MOMO un mercatino di Natale all’Ospedale di Bolzano, presso l'entrata principale, giovedì/venerdì 17-18 novembre 2016, dalle ore 8.30 alle 18.00. Sono stati esposti bellissimi oggetti fatti a mano e realizzati con tanto amore, il ricavato di 4.000 Euro è stato donato all'Associazione. MOMO_Plakat_A3_16 MOMO_Postkarte_A6

By | novembre 18th, 2016|Foto IPASVI BZ|0 Comments

L’Operatore Socio Sanitario Specializzato (OSSS)

L’Operatore Socio Sanitario Specializzato dovrebbe essere quel tecnico esperto di assistenza di base che è dotato di formazione e funzioni complementari. Il suo utilizzo agevolerà lo sviluppo di iniziative atte a prevenire, educare e assistere l’utente ospedalizzato o domiciliarizzato.

Oss e paziente

Una ipotetica OSSS assiste la sua paziente e si occupa anche dei suoi disagi affettivi e sensoriali.

L’avvento dell’OSSS, che è ad oggi una figura ancora in divenire, non deve essere visto in negativo dagli Infermieri, poiché in essa troverebbero il supporto di una figura assistenziale maggiormente preparata.

La funzione complementare dell'OSS Specializzato

Per permettere un’efficace gestione dell’assistenza, secondo una logica orientata al miglioramento continuo della qualità delle prestazioni erogate ai pazienti, occorre creare un lavoro d’équipe finalizzato ad un’efficace interazione e integrazione delle diverse professionalità coinvolte.

La presenza della figura dell’Operatore Socio Sanitario Specializzato (OSSS), ovvero l’OSS con formazione complementare, migliorerà notevolmente la qualità del lavoro e delle attività svolte dall’équipe assistenziale grazie alle sue competenze integrative.

L’utilizzo dell’OSSS favorirà lo sviluppo di attività rivolte alla prevenzione, all’educazione sanitaria e all’assistenza extraospedaliera; sarà più efficace la gestione delle richieste di soddisfazione dei bisogni sempre più complessi, attraverso un approccio multi professionale che vede l'integrazione in particolare del ruolo chiave svolto dall’OSSS.

Nella Conferenza Stato-Regioni del 16 gennaio 2003, l'Operatore Socio Sanitario Specializzato è stato definito come una nuova figura professionale che trova sintesi nei distinti profili professionali degli operatori dell’area sociale e di quella sanitaria e risponde in modo più adeguato all’evoluzione dei servizi alla persona, intesa nella globalità dei suoi bisogni.

La struttura dei sistemi sanitari e sociali che si sta delineando e la comparsa di nuove complessità sanitarie e di nuove problematiche dei cittadini, ha innescato l’esigenza di formare degli Operatori Socio Sanitari Specializzati, con conoscenze e competenze più approfondite, affinché siano in possesso di strumenti per migliorare la relazione d'aiuto con l'utente e siano in grado di lavorare per compiti ed obiettivi, interagendo con professionalità diverse in modo integrato.

L’OSSS sostituisce le precedenti figure professionali che si occupavano d'assistenza, sia nell’area sanitaria (OTA), che nell'area sociale (ASA, OSA, ADEST ecc.), integrando funzioni, compiti e competenze delle due aree, in un unico contesto professionale.

Il suo compito è quello di svolgere attività che aiutino le persone a soddisfare i bisogni di base, finalizzate al recupero, al mantenimento e allo sviluppo del livello di benessere, promuovendone l'autonomia e l'autodeterminazione.

L'Operatore Socio Sanitario con formazione complementare (OSSS) in assistenza sanitaria, oltre a svolgere e assorbire tutte le attività del’Operatore Socio Sanitario, coadiuva l’infermiere in tutte le attività assistenziali in base all’organizzazione in cui opera e conformemente alle indicazioni che gli vengono impartire dal personale infermieristico stesso.

Le principali attività dell’OSSS

L’Operatore Socio Sanitario con formazione complementare si occupa di:

  • somministrazione, per via naturale, della terapia prescritta, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione;
  • terapia intramuscolare e sottocutanea su specifica pianificazione infermieristica, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione;
  • bagni terapeutici, impacchi medicali e frizioni;
  • rilevazione e annotazione di alcuni parametri vitali (frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e temperatura) del paziente;
  • raccolta di escrezioni e secrezioni a scopo diagnostico;
  • medicazioni semplici e bendaggi;
  • clisteri;
  • mobilizzazione dei pazienti non autosufficienti per la prevenzione di decubiti e alterazioni cutanee;
  • respirazione artificiale, massaggio cardiaco esterno;
  • cura, lavaggio e preparazione del materiale per la sterilizzazione;
  • mantenimento dell’igiene della persona;
  • pulizia, disinfezione e sterilizzazione delle apparecchiature, delle attrezzature sanitarie e dei dispositivi medici;
  • raccolta e stoccaggio dei rifiuti differenziati;
  • trasporto del materiale biologico ai fini diagnostici;
  • somministrazione dei pasti e delle diete;
  • sorveglianza delle fleboclisi, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione.

Dall’analisi del documento si evidenzia che l’Operatore Socio Sanitario Specializzato conserva tutte le funzioni di base previste dall’accordo del 22 febbraio 2001, l’elenco diventa perciò aggiuntivo e non sostitutivo del precedente.

Pertanto la formazione post-base dell’Operatore Socio Sanitario, che permette allo stesso di aumentare il suo bagaglio di conoscenze e competenze, prevede un modulo formativo di 300 ore di cui circa la metà è destinato all’apprendimento in tirocinio con compiti e funzioni sanitarie.

Nello specifico

Con la denominazione “OSSS” (Operatore Socio Sanitario Specializzato o complementare), si realizza una figura di supporto che ha raggiunto le competenze per somministrare, per via naturale, la terapia prescritta e l'esecuzione della terapia intramuscolare e sottocutanea su pianificazione infermieristica.

Occorre precisare che l’infermiere dovrà gestire in modo inequivocabile e puntuale i diversi ambiti relativi all’organizzazione, all’emanazione delle direttive da fornire e alla supervisione dell’operato dell’OSSS, più che mai in questo caso, vista la responsabilità e le conseguenze relative alla somministrazione dei farmaci al paziente, nonché alla pratica di manovre invasive come l’effettuazione di un clistere evacuativo.

Non si tratta di un nuovo profilo, ma di una specializzazione in area sanitaria dell’OSS

Per meglio ribadire le caratteristiche dell’Operatore Socio Sanitario con formazione complementare possiamo in sintesi dire che l’OSSS:

  • è una figura di supporto all’assistenza sanitaria e sociale e in particolare supporta l’assistenza infermieristica e ostetrica;
  • ha una sua autonomia nelle attività di base, pur dovendo seguire gli indirizzi e la pianificazione infermieristica;
  • opera con livelli di autonomia ridotti ed è fortemente vincolato all’organizzazione del lavoro, alle direttive ricevute e alla supervisione infermieristica ed ostetrica;
  • non agisce per delega di funzioni, ma ha compiti di esecuzione di prestazioni che gli vengono attribuiti direttamente dal profilo che lo ha istituito e pianificate dall’infermiere;
  • risponde per la non corretta esecuzione delle prestazioni a lui affidate.

L’OSS specializzato nasce dall’esigenza di far fronte alle crescenti necessità di assistenza sanitaria nelle strutture sanitarie e socio–sanitarie, pubbliche e private.

L’attuale situazione di carenza di infermieri ha favorito la nascita, nei Legislatori nazionali e regionali, dell’idea di creare figure di supporto all’assistenza con particolare riferimento all’assistenza infermieristica, per impiegare al meglio le competenze specialistiche della compagine infermieristica stessa e poter così corrispondere a quelle che sono le nuove esigenze della sanità italiana, muovendosi verso una necessaria revisione degli attuali modelli organizzativi.

Mettendo in discussione la staticità degli attuali modelli organizzativi, che solitamente hanno ancora un’impostazione per compiti, occorre l’implementazione di nuove modalità operative per permettere il progressivo sviluppo della figura dell’OSSS nell’assistenza sanitaria, recuperando una centralità nella cura della persona assistita.

Il percorso formativo dell’OSSS è di competenza delle Regioni

Le Regioni, annualmente, definiscono l'attivazione dei "moduli di formazione complementare in assistenza sanitaria", sulla base del fabbisogno rilevato nei servizi e strutture socio-assistenziali del loro territorio.

I moduli di formazione sono gestiti da istituzioni titolari di servizi sanitari e/o socio-assistenziali (Aziende Sanitarie, Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB), Case di cura private, ecc.).

Il rapporto Infermiere–OSSS vede l’affidamento di attività da parte del primo nei confronti del secondo, secondo la valutazione del livello di competenza che l’OSSS in concreto dimostra di avere.

I programmi di formazione

Occorre fare un’ulteriore riflessione analizzando i programmi di formazione dell’OSSS, poiché l’apprendimento è caratterizzato da una forte valenza tecnica, tesa a sviluppare mere conoscenze tecniche (l’esecuzione della terapia farmacologia attraverso le varie vie di somministrazione, l’esecuzione di clisteri, ecc.).

In particolare si evidenziano delle carenze nel programma:

  • inesistente formazione inerente la conoscenza delle patologie a supporto della somministrazione dei farmaci;
  • scarsa importanza data alla relazione con il paziente.

Per un operatore che si occupa di somministrare la terapia non è possibile prescindere dalle conoscenze esaustive sulla patologia, poiché la somministrazione prevede anche la conoscenza di ciò che avviene in un particolare organo a causa del farmaco. In questo modo l’OSSS si delinea come una figura molto tecnica, fattore che va ad escludere tutti gli altri aspetti fondamentali per una presa in carico globale della persona.

Uno sguardo all’Europa e oltre

L’OSSS è presente anche in altre Nazioni Europee e del Nord America. In Francia, Belgio, Svizzera sono chiamati “Aide soignant” e “Auxilière de puericulture”, mentre in USA e in Canada “Paramedical”.

Sono tutte figure diverse, ma accomunate da una formazione della durata di circa 12 mesi (1300- 1600 ore), con insegnamento pratico e teorico, orientata ad acquisire capacità nel rispondere ai bisogni di salute nella continuità di vita delle persone.

In questi altri Paesi la figura del nostro OSSS viene anche impiegata nel soccorso avanzato (911) equivalente al nostro 118. Nelle ambulanze, infatti, non ci sono infermieri, ma tecnici dell’emergenza e paramedical adeguatamente addestrati.

In Norvegia la formazione degli OSS viene affidata ai licei ad indirizzo socio sanitario. Questo percorso ha una durata triennale, indirizzato principalmente verso l’assistenza dei pazienti con patologie croniche; durante il lavoro presso il servizio sanitario, oltre ad essere subordinati all’infermiere, hanno la possibilità di lavorare anche in modo indipendente.

Al termine del corso triennale, gli OSS possono proseguire gli studi con un anno aggiuntivo in uno dei settori che più trovano interessante. In Norvegia gli OSS sono circa 70.000 mentre in Italia si stima che ne siano attivi oltre 170.000.

By | novembre 14th, 2016|Non categorizzato|0 Comments

Le Professioni Sanitarie in Area CardioVascolare: Patient Centered

Si svolgerà a Pisa il primo Congresso delle Professioni sanitarie in Fondazione Toscana Gabriele Monasterio nell'Auditorium del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Un evento dove i Professionisti di questo centro si confronteranno sulle discipline caratterizzanti la struttura.

Evento gratuito e accreditato ECM

Luogo del Congresso

Auditorium, Via G. Moruzzi, 1, 56124 Pisa

Programma del Congresso:

1 Dicembre 2016 - “Il Paziente” - 5 Crediti ECM 

Giornata dedicata interamente alla presa in carico del paziente in cardiologia, cardiochirurgia, cardiologia interventistica, pneumologia, terapia intensiva. Apriranno i lavori il Direttore Generale della FTGM Luciano Ciucci, il Direttore Istituto Fisiologia Clinica CNR Giorgio Iervasi, il Presidente del Corso di Laurea aggregato in Infermieristica e in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche Francesco Giunta e Sabina Nuti del Laboratorio MeS Scuola Superiore “S.Anna” di Pisa. Infermieri, Medici e Perfusionisti presenteranno relazioni sui vari setting assistenziali e sui clinical pathways del paziente.

2 Dicembre 2016 - “Il Paziente Pediatrico” - 5 Crediti ECM

Giornata dedicata interamente alla presa in carico del paziente pediatrico e Grown Up Congenital Heart disease in cardiochirurgia, terapia intensiva, cardiologia e cardiologia interventistica. Aprirà i lavori l'Assessore al Diritto alla Salute, al Welfare e all'integrazione socio-sanitaria Stefania Saccardi. Saluti dai Collegi IPASVI. Infermieri, Medici, Perfusionisti, e Psicologo presenteranno relazioni sui vari setting assistenziali e sui clinical pathways del paziente pediatrico. Presente alle sessioni anche l'Associazione Un Cuore un Mondo, l'Associazione AICCA e un rappresentante dei genitori dei bambini cardiopatici.

3 Dicembre 2016 - “Team Working in Sanità” - 5 Crediti ECM

Giornata dedicata alla presa in carico multiprofessionale del paziente in area CardioVascolare. La presentazione a Maria Teresi Mechi (Responsabile settore Qualita' dei servizi e Reti cliniche Assessorato Diritto alla Salute), a D. Pelliccia (Coordinatore attività professionalizzanti e Dirigente delle Professioni Sanitarie TRSM) e a A. Bianchieri (Professore per TLB-L - Tecniche di Laboratorio) per una squadra di Infermieri, Medici, Perfusionisti, Fisioterapisti, Oss, Biologi, Farmacisti, TRSM, e Tecnici di Laboratorio, tutti uniti a garanzia del benessere e della salute dei nostri pazienti e della loro famiglia.

Conclude Stefania Baratta, «Da diversi anni lavoro in Fondazione ma solo da un anno sono Dirigente delle professioni sanitarie. Nel tempo abbiamo avuto, grazie ai colleghi che ci hanno preceduto, basi solide sulle quali costruire il Nostro mondo grazie alla formazione, ricerca, innovazione, valutazione e spirito di sacrificio. Vedo il futuro volto ad una assistenza di qualità ospedaliera, dall’accoglienza alla dimissione, e per continuità assistenziale un handover efficace e sicuro verso il territorio. Centralità del Paziente e Gioco di Squadra saranno i protagonisti del Congresso dedicato a tutti i Professionisti che quotidianamente lavorano nella nostra Azienda».

By | novembre 10th, 2016|Non categorizzato|0 Comments